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Monte d’Accoddi: l'unico sito preistorico orientale di tutta Europa

Tutti gli appassionati di archeologia sicuramente hanno sentito parlare delle antiche ziqqurat mesopotamiche. Ma quanti sanno che vicino a Sassari, in Sardegna, a Monte d’Accoddi, c’è una ziqqurat ancora più antica?

E vi si sono trovati anche menhir, altari, sculture, resti di abitazioni, strumenti e offerte rituali. Tracce indelebili di millenni di vita quasi completamente sconosciuta che, grazie a questo meraviglioso sito archeologico, possiamo almeno vagamente immaginare.

La ziqqurat di Monte d'Accoddi in una vista aerea. Foto presa dal sito sardegnaturismo.it.

Un luogo misterioso

Monte d’Accoddi, fino alla metà del secolo scorso, era considerato una montagnola sotto alla quale si nascondeva un ‘nuraghe’, tipica interessantissima costruzione della civiltà nuragica, la più famosa della Sardegna, che ne è cosparsa. Ma gli scavi archeologici hanno riportato alla luce una realtà ben più antica e inimmaginabile.

Qui tutto è misterioso, a partire dal nome, inizialmente incomprensibile. Si è poi stabilito che Monte d’Accoddi significa ‘monte di pietre’. In realtà è alto solo pochi metri, ma nella lingua sarda anche una modesta collina viene definita ‘monte’. In effetti, le pietre superficiali erano tutto ciò che si intravedeva di un preziosissimo tesoro sepolto dall’oblio.


Una ziqqurat dentro a un'altra ziqqurat

La storia dell’insediamento preistorico, secondo gli archeologi, avrebbe visto tre differenti fasi, il cui filo conduttore è sempre stato la sacralità e la realizzazione di rituali, probabilmente collegati alla fecondità.

Nella fase più antica ci fu un villaggio. Poi, a partire dal 3200 a.C., l’area di culto fu segnalata da quello che viene interpretato come un altare sacrificale in pietra e da un grosso menhir, una pietra dalla forma allungata conficcata in verticale nel terreno. I menhir sono caratteristici della storia più arcaica e sono un probabile riferimento al culto fallico, ma anche un segno di unione con il cielo. A Monte d’Accoddi ne sono stati rinvenuti due, uno più piccolo e scuro, l’altro, bianco, alto quattro metri e mezzo.

Alla fine di questa fase risale la costruzione di un enorme altare a forma di tronco di piramide, con una lunga rampa liscia, il tutto ricoperto da un accurato strato di intonaco dipinto con ocra rossa. Perciò tale edificio è stato denominato ‘Tempio rosso’.


La cosa pazzesca è che ha l’aspetto di una ziqqurat. Le ziqqurat sono edifici tipici del Medio Oriente; in Europa e nel Mediterraneo occidentale non se ne conosce nessun’altra. Questa è l’unica ziqqurat d’Occidente, o, almeno, l’unica nota. Ed è pure antichissima, addirittura anteriore di almeno mezzo millennio alla celeberrima ziqqurat di Ur. Sappiamo che al suo interno è presente una camera segreta, ma non si è ancora riusciti a studiarla per il rischio di crolli.

Quando il primo tempio venne distrutto da un incendio, all’incirca nel 2700 a.C., venne ricoperto con uno ancora più grande, questa volta meno rifinito, con pietre grezze a vista. L’altare misura quasi 40 metri per più di 30. La possente rampa è lunga 41,5 metri, portando la lunghezza totale della costruzione a circa 75 metri. Un’edificazione davvero imponente, utilizzata per forse un millennio. Nel Medioevo era ancora conosciuta e riutilizzata, ma poi se ne perse la memoria, e finì ricoperta di terra e abbandonata.


Sculture incomprese

Anche gli altri reperti ivi scoperti sono di enorme valore. Senza entrare in questioni accademiche, oltre ai menhir possiamo citare il cosiddetto ‘omphalòs’, termine greco che significa ‘ombelico’, con cui ci si riferisce a pietre sacre di forma sferica. E ce n’è anche un altro più piccolo, motivo per cui alcuni hanno pensato a una simbologia astronomica: il Sole e la Luna. Ma, in realtà, nessuno sa veramente cosa significhino.

L'omphalós e la pietra piccola piccola. Dietro a destra e l'altare sacrificale. Foto presa dal sito beniculturalionline.it.

Ci sono anche statuine che rappresentano una figura femminile e due stele, di cui una riferita forse a una dea molto stilizzata. Gli esperti si interrogano da ormai molto tempo sul significato di tutto ciò, ma non è certo facile comprendere, vista la grandissima antichità e la mancanza di scrittura.


Quel che è sicuro, però, è che Monte d’Accoddi è un sito sacro antichissimo, stupefacente e magnificamente conservato. Ed è ancor più importante in quanto costituisce un’assoluta unicità. Per questo merita senza dubbio di essere conosciuto e apprezzato non solo in Italia, ma nel mondo intero.

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