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Un'opera maestra fuori Firenze- Il Colosso dell'Appennino

Aggiornamento: 13 ott 2021

Firenze è famosa ovunque per le sue straordinarie bellezze. Forse proprio per la grande abbondanza di opere d’arte, si rischia di tralasciarne alcune che invece hanno un valore eccezionale.

È quello che purtroppo accade con una scultura, assolutamente unica nel suo genere, che in pochi conoscono, ma che meriterebbe di essere arcinota: lo strabiliante Colosso dell’Appennino.

Il Colosso dell'Appennino nel parco di Villa Demidoff, foto di Valerio Orlandini in Wikipedia

Chi ha voluto un parco fiabesco?

A Pratolino, alle porte di Firenze, Francesco I de’ Medici, gran duca di Toscana dal 1574 al 1587, volle creare un magnifico parco con un’atmosfera incantevole, per conquistare la sua futura sposa, Bianca Cappello.

Così, nel parco di quella che poi, dal 1872, fu chiamata Villa Demidoff, dal nome degli industriali russi che la acquistarono, il gran duca fece allestire un giardino spettacolare, dove, tra la rigogliosa vegetazione, facessero capolino fontane e statue.

Può un artista pentirsi di aver compiuto un capolavoro?

La più conosciuta e impressionante delle sculture presenti è sicuramente il ‘Colosso’ o ‘Gigante dell’Appennino’, simbolo dell’omonima catena montuosa che costituisce la colonna vertebrale della penisola italiana. E il nome non lascia dubbi sulle sue dimensioni: l’enorme statua, raffigurante un uomo gigantesco ed erculeo, che sembra uscire dalle acque di un grazioso laghetto, è infatti alta ben quattordici metri. E pensate che il colosso non sta in piedi, ma è accovacciato!


L’autore di questa stupefacente opera, creata tra il 1579 e il 1580, è Jean de Boulogne, un artista fiammingo del XVI secolo che lavorò a lungo in Italia, dove fu noto come Giambologna e venne considerato il più grande scultore rinascimentale dopo Michelangelo.

Il Giambologna realizzò tale scultura in muratura, poi rivestita di intonaco, pietra, incrostazioni di calcare e addirittura licheni, per dare l’idea che il gigante sia appena uscito dalle acque del laghetto. Nel secolo successivo, fu aggiunto ad opera di Giovan Battista Foggini un drago che sovrasta la parte posteriore della composizione.

Il drago del Foggini e l'entrata nella parte posteriore del gigante. Fonte wikimedia.commons

Il Colosso è tanto bello e particolare che, se si trovasse in un luogo più conosciuto e noto, costituirebbe certamente una delle maggiori attrazioni nazionali e non solo. Per questo si è diffuso il detto: “Giambologna fece l’Appennino, ma si pentí d’averlo fatto a Pratolino”.

I segreti occultati dal gigante

Il fatto che la monumentale composizione abbia un’anima in muratura, ha reso possibile creare al suo interno delle grotte e stanze abbellite da affreschi e giochi d’acqua.

Due degli ambienti sono ancora visibili: la grotta ipogea e la cosiddetta ‘grotticina superiore’, dove, in seguito ai lavori di restauro realizzati tra il 2011 e il 2014, è stata ricollocata una piccola statua in pietra denominata ‘Venerina’.


Originariamente, però, gli ambienti segreti erano più numerosi e si favoleggia di una stanza con camino. Stando alle testimonianze, il fumo rilasciato dal focolare fuoriusciva dalle narici dell’imponente e pensoso gigante di roccia, creando un effetto che doveva essere veramente affascinante.


Insomma, anche se il Giambologna si è pentito di aver costruito la sua enorme creazione a Pratolino, noi vi invitiamo a recarvi lì per visitare il parco di Villa Demidoff e rilassarvi sulle sponde del laghetto custodito dal possente Colosso dell’Appennino per godere di un altro gioiello italiano.


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